Lo sento di nuovo, quel profondo silenzio del tempo all’interno del quale provo il bene e riesco a comprendere il disordine che regna sulle cose, come capisco il tempo, che a modo suo le sistema. Perché l’essenza della storia sta nel caos e io non me ne lamento. Non protesto più.
Semplicemente, cerco di mettere ordine nei miei pensieri e cammino, come sempre, con il mio cane, tra le vigne.
È inverno, la terra è fredda, i rami sono spogli. In questo ovattato grigiore, accompagnato dal suono dei miei passi vuoti sul nudo suolo di Gennaio, posso ancora sentire la vita. Penso a quelli che ho amato e dei quali non so più niente da anni. Me li immagino felici, gioiosi, volanti, sorridenti. Perfino un po’ rotondi.
So di aver sbagliato, di averli feriti, di non aver capito, di aver preteso risposte senza saper fare le domande.
Ci si concentra così tanto sugli sbagli che fanno gli altri da dimenticarsi dei propri; tutta colpa dell’orgoglio che ci illude di essere perfetti e di avere sempre ragione. E invece non abbiamo capito niente.
Ci sono tante forme di amore, tanti modi diversi di contemplarlo, che se solo mi fossi spostata di un centimetro avrei potuto vedere altri punti di vista e conservare rapporti importanti. Arricchendo me stessa e, sicuramente, anche chi fosse rimasto.
In questo mio esilio tedesco ho scoperto tanti modi diversi attraverso i quali poter guardare la stessa cosa, ma non ho ancora incontrato degli affetti autentici con i quali condividere il grande viaggio.
Ho dieci anni in più, passeggio tra le vigne e riconosco un sentimento grande e nobile che mi fa immaginare creature felici e fluttuanti, spinte in questo volo dalla furia dei miei pensieri gentili.
(Rossana Palieri Larose)
Nessun commento:
Posta un commento