lunedì 18 aprile 2016

Io. Soldato.

Tornerò.
Ad essere quello che sono.
Accarezzato dal vento di una poesia.
E crederò.
Nel senso dolce di un sorriso spento.
Sospinto da parole amare.
Ma sarò.
Fedele alle mie mani.
Avide di sogni mai perduti.
Ora. Vado.
Per uccidere chi non conosco.
Armato di una vendetta non mia.
Vado.
Per avere sangue che non chiedo.
E poi alzare una bandiera.
Non c’è senso.
Ma devo.
Ora.Vado.
Il coraggio mi aiuterà.
A premere il grilletto.
A obbedire se non voglio.
A vedere negli occhi ignari.
Di chi devo uccidere.
Il mio volto e il mio fucile.
Vado.
Forse tornerò.
A vedere tramonti nuovi.
Rossi come il sangue.
Come quello che ha macchiato le mie mani.
Sono.
Soldato ma anche uomo.
Forse tornerò.
Ma che cosa non lo so.
Il coraggio è un piccolo sospiro.
Che cresce la speranza.
Di tornare vivo.
Ora. Vado.
Senza pensare.
Vorrei fosse solo un sogno.
Di colori lucidi dipinti senza senso.
Ma è guerra.
Quella dove vado.
Dove l’odio si confonde col coraggio.
E chi non spara muore.
E chi non muore trema.
‘A chi toccherà domani?’
Ora. Vado.
Se tornerò sarò felice.
Ma solo di essere vivo.
Senza poesia ma col fucile caldo.
Di morti senza nome.
Vado.
E credo.
Che sarà così.
(Rolando)

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